Maschere, 4

scritto da JimmyJonx
Scritto 6 mesi fa • Pubblicato 6 mesi fa • Revisionato 6 mesi fa
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Autore del testo JimmyJonx

Testo: Maschere, 4
di JimmyJonx

Appena finii di mettermi la tuta e uscire dalla spogliatoio, senza nemmeno accorgermene, mi trovai davanti Stephanie, la donna agenda. Il suo aspetto protocollare le dava il vantaggio di potersi mimetizzare in quell'avvilente magazzino.
-Will, c'è una nuova stagista, trovale qualcosa da fare, l'ho lasciata vicino al mio ufficio.
Un velo di irritabilità era riuscito ad infilarsi nel programma che mi stava parlando.
-Fantastico, avevamo proprio bisogno di personale.
Feci velocemente le scale che portavano agli uffici. La nuova stagista era lì, una ragazza di un candore mistico, era come se un manto di neve avesse preso vita e avesse cominciato ad arrossire per la vergogna di esistere. 
-Ciao. Devi essere la nuova recluta. Io sono Will.
Non fosse stato per quei due codini giocosi, la nevosa drammaticità di quegli occhi mi avrebbe congelato sul posto.
-Sì. Io sono Mary.
-Seguimi, ti faccio preparare delle scatole, niente di complicato, non ti preoccupare.
-Ti seguo, capo.
-Non sono il capo, siamo praticamente allo stesso livello.
Lo sapeva e io sapevo che lo sapeva, ma stetti comunque al gioco.
Nel scendere le scale incrociammo Stephanie, non mi ero mai sentito così sicuro di me vicino a lei. Mi tornò in mente Theodore.
-Mary, questo non è un lavoro difficile, solo un po' stancante e noioso.
Le illustrai cosa fare mentre lei mi guardava dritto negli occhi e si dondolava con le braccia dietro la schiena. Doveva conoscere molto bene gli uomini.
La lasciai alla mansione e tornai alla mia routine. Ogni tanto mi capitava di osservarla. Dopo venti minuti era già più popolare di chiunque altro in quel magazzino, dopo un paio di ore sembrava avesse già i suoi sottoposti a cui delegare il lavoro, pensai che a fine giornata sarei dovuto andare a chiederle un aumento.
Quando fu l'ora della pausa, mi accesi una sigaretta fuori prima di mangiare.
-Ehi Will.
Era Mary.
-Dimmi un po' com'è questo posto.
-Penso lo veda da te, è un lavoro come un altro. C'è di meglio, ma c'è anche di peggio.
-E le persone?
-Dipende.
-Da cosa?
Feci un sorriso.
-Da dante cose, le persone sono complicate.
-A te Will piace questo lavoro?
-Non posso dire sia quello che sognassi.
-E cosa sognavi?
-Soldi, volevo fare tanti soldi.
-Solo questo?
Guardai intenzionalmente il logo della ditta sulla sua tuta.
-Sì.
In quel attimo qualcosa in lei cambiò.
-Io invece volevo fare l'artista. Sai, affitti arretrati che avrei pagato con la vendita fortunata di un quadro, amori da psichiatria o anche solo da stazione di polizia, nuda alla mostra più importante della vita. Volevo correre: veloce, tanto, senza fermarmi, fino a farmi incenerire dall'aria. 
Strinse il braccio sinistro. Sapevo cosa c'era là sotto.
-E poi?
-E poi mi diplomai.
Ridemmo entrambi.
-Ehi, Will, tu sogni ancora?
-Certo.
Bugia, ma non volevo sapesse quanto fossi vuoto.
 

Maschere, 4 testo di JimmyJonx
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